Luisa Morelli scrive il suo Blog

“L’APPELLO ‘IRRINUNCIABILE’ in difesa del doppio grado di giudizio”

Appello Brescia

Inaugurazione
dell’anno giudiziario dei penalisti italiani – Brescia 21-22 febbraio 2020

Quest’anno la nostra
Brescia ha avuto il grande onore di ospitare l’Inaugurazione dell’anno giudiziario
dei penalisti italiani, convegno di studi organizzato dall’Unione delle Camere
Penali Italiane.

Per il nostro studio
è stata una bellissima occasione per partecipare ad una due giorni di lavori
densa di interventi autorevoli aventi ad oggetto il tema dell’appello e la sua
fondamentale importanza.

Nell’alternarsi delle
voci provenienti dal mondo politico, da quello accademico e da alcuni
magistrati (tutti Presidenti di Corti di Appello), ciascuno ha espresso la
propria opinione in tema di “irrinunciabilità” del secondo grado di giudizio.

La più recente
proposta di riforma dell’appello penale, che ne vorrebbe circoscrivere l’ambito
proponendo addirittura un giudice monocratico di secondo grado (attualmente,
come noto, in Corte di Appello è garantita la collegialità), è stata fortemente
criticata, anzitutto, dal Prof. Ennio Amodio (Emerito di procedura penale –
Università degli Studi di Milano)
, che ne ha evidenziato la necessaria
complementarietà rispetto al giudizio di primo grado: più le garanzie vengono
limitate in primo grado, più devono essere ripristinate attraverso la
collegialità del secondo grado, in un’ottica di irrinunciabilità dell’appello
come gravame di merito.

In difesa
dell’appello si è schierata anche la Dott.ssa Margherita Cassano (Presidente
della Corte di Appello di Firenze)
con un intervento di impeccabile
lucidità, tanto chiaro e razionale, quanto di forte empatia per le garanzie
difensive dell’imputato.

Allo “spirito del
popolo e alle sue pressioni”, la Dott.ssa Cassano risponde “con la forza della
ragione, della pacatezza, con sensibilità e razionalità insieme”, convinta che
la propria giurisdizione debba essere esercitata attraverso decisioni razionali
e sollecite; convinta che l’autorevolezza della funzione giudiziaria passi attraverso
il rispetto delle garanzie difensive del contradditorio e del giusto processo.

Anch’ella ha difeso
la collegialità dell’appello in quanto garanzia ineludibile, spiegando come la
migliore decisione non possa che essere collegiale, tanto più in secondo grado,
proprio perchè è nella camera di consiglio, nel confronto tra Presidente e
Giudici a latere, che vengono fissati i principali passaggi
logico-giuridici che confluiranno poi nella motivazione della sentenza di
secondo grado.

Altro principio che è
stato ripreso a più voci è stato quello, sacrosanto, secondo il quale l’appello
dev’essere il rimedio alla condanna ingiusta e non, invece,
all’assoluzione ingiusta: partendo dal presupposto che la sentenza di
assoluzione di primo grado rafforza la presunzione di innocenza, non dovrebbe
essere consentito al pubblico ministero provvedimenti assolutori; solo così la
rinnovazione dibattimentale in appello rimarrebbe, come dovrebbe essere,
l’eccezione e non la regola.

Con un intervento
come sempre lucido e di grande respiro, il Prof. Oliviero Mazza (Ordinario
di procedura penale – Università di Milano Bicocca)
ha spiegato, dal canto
suo, perchè l’appello deve restare “irrinunciabile”.    

Richiamando l’art. 14
del Patto ONU, il Professore ha definito l’appello come il riesame, da parte di
un tribunale di seconda istanza, “sulla colpevolezza” dell’imputato e non un
controllo sulla motivazione della sentenza di primo grado. Come tale, non può
che avere ad oggetto sentenze di condanna: l’appello avverso sentenze di
assoluzione, del resto, neppure è contemplato a livello internazionale. Ogni
qual volta il pubblico ministero appella una sentenza di condanna è lo Stato
(rappresentato dalla pubblica accusa) che si pone contro una decisione dello
Stato stesso (rappresentato dall’organo giudicante) e ciò, ben si comprende,
non può che essere del tutto illogico.

Scritto da avvocato Luisa Morelli